GenAI Content Policy

Ultimo aggiornamento: aprile 2026.

Perché questo documento

Viviamo in un momento in cui la GenAI può generare testi convincenti in pochi secondi. Nonostante questo, crediamo che la cosa più importante nella progettazione di prodotti e servizi resti capire il “perché” delle scelte che si fanno. Contenuti impeccabili che non rispondono ai bisogni reali delle persone rischiano solo di rendere soluzioni sbagliate più credibili.

L’AI è uno strumento estremamente potente. Ma resta uno strumento. E la responsabilità di quello che progettiamo resta la nostra. 

Questo documento descrive come sto usando la GenAI nel mio lavoro, con l’obiettivo di essere trasparente verso i miei clienti e dare un piccolo contributo alla definizione di buone pratiche insieme alla comunità di professionisti di cui faccio parte.


Come uso la GenAI nel mio lavoro

Quello che faccio è progettare contenuti che mettono in relazione i bisogni delle persone con gli obiettivi di business. Ogni progetto attraversa due momenti: prima divergo, per capire il contesto, il business, le persone, poi convergo, per trasformare quello che ho imparato in scelte di progettazione concrete. In alcune fasi di questo processo uso strumenti di GenAI.

Discovery e ricerca
È il momento in cui ho bisogno di comprendere. Utilizzo l’AI per fare ricerche di dominio, audit dei contenuti, benchmark di settore, analisi di interviste con utenti e stakeholder.

Sintesi e reportistica
È il momento in cui ho bisogno di condensare e organizzare le informazioni acquisite. Utilizzo l’AI per generare riassunti, report e presentazioni a partire da appunti, dati, insight, raccolti durante un progetto.

Progettazione e test
È il momento in cui ho bisogno di convergere e tradurre gli insight in scelte di progettazione. Utilizzo l’AI per generare wireframe e prototipi da testare con utenti reali.

Strumenti che utilizzo
In questo momento lavoro principalmente con Claude (Anthropic) e Perplexity. Uso anche altre piattaforme che integrano funzionalità AI: Condens per analizzare le interviste, Google Stitch per progettare interfacce e prototipi. Continuo a esplorare nuovi strumenti, con lo stesso approccio critico che applico in tutto il mio lavoro.


Quando non uso la GenAI

Per definire obiettivi strategici e di business
È il momento in cui bisogna fare le domande giuste per evitare di risolvere problemi sbagliati: il confronto diretto con gli stakeholder, quello in cui si tracciano il perimetro del progetto, gli obiettivi, le sfide e i vincoli. Nessuno strumento può sostituire questa conversazione.

Per condurre test di usabilità
Esistono già strumenti che affidano le interviste a agenti AI, ma ritengo che la capacità di un ricercatore nel condurle non sia ancora sostituibile.

Per elaborare documenti o file contenenti dati sensibili
Prima di caricare qualsiasi materiale su strumenti di GenAI, verifico sempre che non contenga dati personali o informazioni riservate.

Per inviare report o documenti senza revisione
Nessun output generato con l’AI viene consegnato a un cliente o a un collaboratore senza una revisione dettagliata da parte mia. Per ottimizzare la fase della revisione seguo una semplice checklist interna.


I miei principi

Testo, valuto e rifletto continuamente sui limiti e sulle opportunità che questi strumenti offrono, con l’obiettivo di migliorare processi e risultati, non di sostituire il giudizio professionale.

Responsabilità
La responsabilità di quello che produco è sempre mia, indipendentemente da come lo faccio. La velocità dell’AI non riduce questa responsabilità, la rende più consapevole.

Verifica
Controllo sempre le fonti e valuto la qualità e l’accuratezza dei contenuti generati, e la loro coerenza con gli obiettivi del progetto.

Coerenza
Ogni output prodotto con l’AI viene valutato rispetto agli obiettivi specifici del progetto. Sono gli obiettivi e le direzioni strategiche che guidano l’utilizzo di questi strumenti, non il contrario.

Inclusività e accessibilità
La GenAI tende a riprodurre bias presenti nei dati su cui è stata addestrata. Per questo verifo sistematicamente che gli output non contengano linguaggio tecnico non necessario, stereotipi o linguaggio discriminatorio, esempi non rappresentativi della diversità delle persone, barriere all’accessibilità nei testi e nei formati.

Trasparenza
Comunico quando la GenAI ha fatto parte di un processo, per trasparenza verso i clienti e verso chi collabora con me.